Benvenuti nel nostro avamposto. Qui niente giornalismo da Pulitzer né verità assolute, solo un caotico e disilluso dialogo a due voci su tutto ciò che ci infastidisce, ci incuriosisce o ci passa per la testa.
Un tempo in questa taverna eravamo in tre, ma la professoressa ha saggiamente fatto i bagagli (per la gioia incontenibile del gargolla) ed è migrata altrove: la trovate su rosarosae.love.
Accomodatevi, leggete, dissentite. E se vi sembra un dialogo schizofrenico… beh, probabilmente lo è.
È un’esperienza eterna che ogni uomo che possiede potere è portato ad abusarne… Perché non si possa abusare del potere, bisogna che, per la disposizione delle cose, il potere arresti il potere.
Montesquieu, Lo spirito delle leggi
La separazione tra potere spirituale e temporale si fonda su nessun altro principio se non quello che sta alla base della più estesa libertà di coscienza: l’idea che la forza fisica non ha alcun diritto né influenza sulle anime, sulle convinzioni, sulla verità.
François Guizot, Storia della civiltà in Europa
C’è una storiella che amiamo raccontarci: l’idea che i diritti individuali, la laicità e lo stato di diritto siano il trionfo programmato della Ragione, il coronamento radioso di una marcia trionfale iniziata nell’Atene di Pericle, transitata per l’Umanesimo e sfociata nella presa della Bastiglia. E siano una tappa ormai consolidata della storia umana. È una narrazione consolatoria, certo. Tuttavia queste libertà, questi diritti dell’individuo riguardano solo una percentuale dell’umanità, quella che è nata in occidente o ha scelto i valori occidentali.
Se guardiamo alla storia umana con il dovuto disincanto — e senza le lenti deformanti delle pie illusioni di certa antropologia culturale – scopriamo che l’attrattore gravitazionale naturale di qualsiasi società organizzata è sempre stato il monismo del potere: la concentrazione spietata, nello stesso apparato di vertice, della spada militare e del controllo delle menti.
Dall’Egitto dei faraoni alla corte burocratica di Pechino custode del Mandato Celeste, dai califfati islamici alle autocrazie cesaropapiste di Bisanzio e di Mosca, la regola aurea è sempre stata una sola: chi detiene la forza fisica stabilisce l’ortodossia, e chi devia dal dogma commette alto tradimento contro lo Stato, oltre che un peccato nei confronti della divinità ufficiale. Fine della discussione.
Se noi oggi possiamo permetterci il lusso del dissenso, del libero arbitrio e di una sfera privata in cui il potere politico non può ficcare il naso, non dobbiamo ringraziare una presunta superiorità morale o un’improvvisa illuminazione filosofica. Lo dobbiamo a un banale, prolungato e ferocissimo stallo di potere. La libertà occidentale non è un diritto naturale: è un incidente, nato dalle macerie di una guerra tra bande rivali che nessuno è riuscito a vincere.