Benvenuti nel nostro avamposto. Qui niente giornalismo da Pulitzer né verità assolute, solo un caotico e disilluso dialogo a due voci su tutto ciò che ci infastidisce, ci incuriosisce o ci passa per la testa.
Un tempo in questa taverna eravamo in tre, ma la professoressa ha saggiamente fatto i bagagli (per la gioia incontenibile del gargolla) ed è migrata altrove: la trovate su rosarosae.love.
Accomodatevi, leggete, dissentite. E se vi sembra un dialogo schizofrenico… beh, probabilmente lo è.
«Perché libertà significa esser liberi da costrizione e violenza di altri; il che non può essere dove non c’è legge.»
(Locke, Second Treatise, paragrafo 57, p. 29.)
Certi giorni mi sembra di essere l’ultimo bibliotecario di Alessandria mentre le fiamme già lambiscono i rotoli di papiro. O forse, più semplicemente, sono solo un vecchio che ricorda quando le strade erano pulite e la gent...
Di tanto in tanto ci stupiamo dell’ottimo umore dimostrato senza dissimulazione dagli anziani, che, per potersi godere la vita, sembrano aver atteso fino alla fine. In qualche modo è ciò che sintetizza lo spesso citato aforisma lapalissiano: «Cinque minuti prima di morire, Monsieur de La Palisse era ancora in vita».
— Marc Augé, Il tempo senza età
«Quando ritornai nella valle del mio essere, portai questo canto e le penne di nove uccelli dalla regione selvaggia, dalla strada del coyote; e dai sette anni in cui vissi nella Città dell’Uomo portai la mia femminilità, la bambina Ekwerkwe, e la mia amica Ombra»
— Ursula K. Le Guin, Sempre la Valle (1985)