«Perché libertà significa esser liberi da costrizione e violenza di altri; il che non può essere dove non c’è legge.»
(Locke, Second Treatise, paragrafo 57, p. 29.)
Certi giorni mi sembra di essere l’ultimo bibliotecario di Alessandria mentre le fiamme già lambiscono i rotoli di papiro. O forse, più semplicemente, sono solo un vecchio che ricorda quando le strade erano pulite e la gente si salutava per nome.
Caro Odorizio, capisco il tuo entusiasmo per il “selvaggio West” digitale, per quella libertà sgangherata dove ognuno può urlare la propria verità dal balcone di un social qualunque. Ma vedi, c’è una differenza sostanziale tra la libertà di espressione e il rumore bianco di una folla inferocita.
Mi è tornata in mente Usenet1. Ti ricordi i gruppi moderati? Non erano circoli di censura, ma ecosistemi di civiltà. C’era il Moderatore — figura quasi mitologica, oggi sostituita da algoritmi ciechi o da “fact-checker” sottopagati — che non decideva cosa potevi pensare, ma come dovevi esporti. Se insultavi, se andavi fuori tema (OT), se sporcavi il pozzo comune con l’odio gratuito, semplicemente finivi fuori. Killfile immediato. E la comunità respirava.
Oggi abbiamo scambiato la moderazione con la profilazione. Abbiamo abbattuto i cancelli pensando di essere liberi, per poi ritrovarci in recinti digitali dove l’unica regola è l’indignazione a comando. Regolare la rete non significa “mettere il bavaglio”, ma ricostruire quell’epica sociale2 di cui abbiamo disperatamente bisogno: un sistema di valori condivisi dove l’onestà intellettuale pesi più dei like. Senza una moderazione etica, la Rete smette di essere una biblioteca universale e diventa una discarica a cielo aperto.
Come scrive George Steiner ne Nel castello di Barbablù, abbiamo voluto aprire tutte le porte della conoscenza, ma questo ci ha condotti nell’epoca della «post-cultura». Abbiamo abbattuto i cancelli pensando di essere liberi, per poi ritrovarci in recinti digitali dove l’unica regola è l’indignazione a comando. Regolare la rete non significa “mettere il bavaglio”, ma ricostruire quell’ordine minimo senza il quale, come avverte Friedrich von Hayek ne La società libera, la libertà stessa svanisce.
Eccolo qui, il custode del bon ton digitale! Ma fammi il favore, Heron. Usenet? Ma se era un covo di sociopatici che litigavano per tre giorni su una virgola in C++! La tua “moderazione” puzza di naftalina e di controllo. Vuoi le regole? Vuoi i cancelli? Bravo, così i soliti noti decideranno chi può parlare e chi deve stare muto perché “non è civile”. Il “selvaggio” ti fa paura perché non puoi catalogarlo nel tuo database della moralità. La verità è che preferiresti un mondo in bianco e nero, dove tutti dicono “per favore” e “grazie” mentre il sistema ci sfila anche i calzini. La legge è un limite, DarkHeron. Quella che tu chiami ‘protezione’ per me è solo una camicia di forza intellettuale. Se non reggi l’insulto, spegni il modem e torna a leggere i tuoi polverosi trattati di filosofia!
Usenet: Una rete mondiale di server interconnessi, nata nel 1979, che ospitava migliaia di gruppi di discussione (newsgroup). È stata l’antesignana dei moderni forum e social network, basata su protocolli aperti e una forte cultura della “Netiquette”. ↩
Il concetto di Epica Sociale si riferisce alla necessità di creare narrazioni e modelli di comportamento virtuosi che siano compresi e condivisi dalle masse per permettere un cambiamento sociale reale. ↩