«L’ipocrisia è il vizio più difficoltoso e snervante che un uomo possa coltivare;
richiede una vigilanza continua e una rara abnegazione.»
W. Somerset Maugham, Lo scheletro nell’armadio
Cari piccoli sudditi del bit, accomodatevi. Questo Natale è un buffet all-you-can-eat di ipocrisia e lapsus, e io ho intenzione di rimpinzarmi finché non scoppio. Altro che panettone e melassa: qui siamo al festival del microfono aperto e della “verità da sacrestia” servita calda.
Avete visto, no? Mentre DarkHeron si scervella cercando di capire se il mondo finirà prima per i visti negati da Marco Rubio o per i post al vetriolo di Thierry Breton — un Natale da pop-corn davanti al monitor, guardando i grandi della Terra che si comportano come ragazzini che si contendono l’ultimo giocattolo — il vero spettacolo è andato in onda dal Vaticano.
Monsignor Agostini1 ci ha regalato un finale d’anno col botto. Un “culattoni tutti insieme” sparato nel microfono di Vatican News che è pura poesia del subconscio. Ma d’altronde, di cosa ci stupiamo? Il terreno l’aveva già preparato il Capo, quello di prima – il buon Francesco I di bianco vestito – con la sua indimenticabile uscita sulla “troppa frociaggine” nei seminari.
Vedete, la questione è squisitamente architettonica. Prendete il Campanile. Svetta, rigido, fiero, puntato verso il cielo in un’eterna e inequivocabile allusione fallica che i pii fedeli fingono di non vedere. Ma più la struttura è alta e ostentata, più è soggetta alle correnti. E quando tira vento di verità, le maschere cadono giù dai cornicioni come vecchi intonaci.
Dalla “frociaggine” papale rivolta ai seminaristi alla “tutti i culattoni” del monsignore indicando i colleghi radunati in attesa di Leone XIV, il passo è breve. È la dimostrazione che puoi costruire cattedrali di parole e dogmi, ma sotto la tonaca pulsa sempre quella natura umana che non sa resistere al richiamo del pregiudizio da bar. Come direbbe Qoèlet, c’è un tempo per tacere e un tempo per… fare figure di fango in mondovisione.
Perciò mentre Rubio e Breton giocano a chi ce l’ha più lungo (il PIL, ovviamente), io resto qui, appollaiato tra un gargoyle e l’altro, a godermi questo naufragio della forma. In fondo, la verità è come un microfono aperto: arriva sempre quando pensi di aver finalmente zittito la coscienza.
Mons. Marco Agostini, è cerimoniere pontificio, «Cerimoniere», perciò dovrebbe sapere come comportarsi, no? Il riferimento unisce lo scivolone tecnico di Mons. Marco Agostini (26 dicembre 2025) alle precedenti e discusse esternazioni di Papa Francesco sul tema della “frociaggine”, contestualizzando il tutto nella cornice di un Natale segnato da forti tensioni geopolitiche (Rubio-Breton). ↩